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#1 (permalink) |
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tris
Data di registrazione: Jul 2006
Messaggi: 376
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IL MIO MAIN EVENT DI SANREMO
Ciao colleghi ludici e utenti di IPC.
Come di consueto ecco la breve descrizione del mio Main Event di questa edizione agostana di Sanremo. Arrivo e dopo aver presenziato brevemente allo stand della Boogaloo (dove era in vendita il mio libro---buona risposta da parte degli acquirenti, in gran parte giocatori Top e ciò mi ha fatto enorme piacere) pesco il tavolo 35 posto 1 dove incoccio nel sempre bravo e simpatico Carlo "Gubbio" Braccini, persona ultranota in questo sito. Meglio penso io, preferisco giocare con giocatori in gamba che non con ottimisti "pesca outs". Gli altri giocatori paiono nella media, con l'eccezione di uno che sembra essere il "donator" di gettoni e che infatti in un ora ci lascia i suoi 10.000 di partenza (escludendo, con precisione chirurgica il sottoscritto). Arriva al tavolo l'amico Enrico, giocatore solido e che conosco perché gioca nei circoli trevigiani con me. Prime mani: il nulla cosmico. Finalmente spillo un A-K suited a quadri che incappa nel K-Q di Carlo che pesca una Queen sul turn. Come da copione e da gentiluomo, omaggio il buon Carlo di circa 2300, avendo io pescato sul turn 15 outs e completamente estratti dal mazzo. Recupero qualcosina in una giocata a 4 in cui con Q-10 floppo Q-10-10. Il mio avversario mi segue con K-10 ma abbandona (con spirito di lettura invidiabile) la mia puntata sul river. Poi una mano alla "Trevix" in difesa. Un raiser in UTG butta 3 volte circa il big blind (650) io faccio call dallo small blind con 7-7. Il flop di J-6-6 lo induce a puntare 500 che ritengo una continuation bet poco credibile. Faccio call (errore). Il turn è una Queen (board J-6-6-Q). L'avversario esce di 1000 con mio call seguente. Il river è un'altra Queen (J-6-6-Q-Q) e l'avversario fa check. Faccio check anch'io (il tipo mi pareva molto tranquillo per cui subodoravo qualcosa di buono nelle sue carte) e mi gira Q-10 per un full. Sigh. Sob. Se avessi fatto raise sul flop avrebbe probabilmente foldato il suo desolante Q-10. La mano tragica però doveva ancora arrivare. Dopo essermi riportato in modula (11.000) con una serie di stealing in cui avrebbe sfigurato anche Diabolik, ecco la mano. Enrico, con circa 15.000 in stack, opta per un raise da posizione middle (850), bui 100-200. Io, parlo dopo di lui, spillo 6-6 che mi paiono mano decente per fare call (dopo aver ben osservato che gli avversari che parlavano dopo di me erano ultraintenzionati a foldare). Flop: 10 -8 -6 . Enrico punta 1200 e io, con il mio set, faccio solo call. Turn: 7 . Enrico, per nulla intimorito di una mia possibile scala, punta immediatamente 1850. Io penso parecchio perché: a- il turn in questo torneo è mio tifoso come Prisco era tifoso dei Milan e b- vedo in mano di Enrico una scala che più scala non si può. Con faccia di chi gli viene proposto di mangiare molluschi dopo aver mangiato 4 Kg di cozze e 3 Kg di vongole, decido per fare call, quasi vomitando. Il river è il 4 che pone le cose in situazione ancor più drammatica. Ora devo fronteggiare sei miliardi e mezzo di mani contro cui potrei perdere ma fortunatamente Enrico pensa che io potrei "dare di matto" e puntare ma, saggiamente (non avevo bevuto manco una birra per tutto il torneo) faccio check. Lui gira le carte e mi mostra un A-9 offsuit con cui al turn (ancora il turn) aveva chiuso una scala ad incastro (second nuts).Benon! Un pò indispettito per l'evolvere delle cose in dieci minuti mi trovo con 1600 punti, mi cambiano di tavolo e, miracolosamente casco in u ntavolo dove lo stack più piccolo pesava 500 volte il mio. Trovo per strada un A-J di cuori con cui vado allegramente all-in sperando in un fold generale ma un tipo mi fa call girando.....ovvissimo...A-K. Flop: A-3-6- Turn: JACCCCCCCCCCCCCCKKK (voilà) river nullo. E raddoppio. Bestemmie dell'avversario (ma si, bestemmia pure....) e via con la seconda mano che è A-A. Tutti foldano (è o non è il mio torneo ) e racimolo i blinds. Bernasconi mi fa vedere di aver foldato 4-4 e io sorridendo dico "se avevo 3-3 o 2-2 facevi call, me lo sento". Pausa cena con 7000 di stack. Cena a base di polpo (buono), polpettine di riso e cardi (buone), focaccia alle verdure (intossicante). No alcool. Ritorno nella sala superiore dove giungo alla seguente mano con 9000 di stack. Dopo un fold generale, spillo 6 7 con cui faccio un raise di 2000 (blinds 300-600). Il big blind fa call. Flop: 7 8 9 . Il tipo fa check, io faccio check. Turn: 5 . Il tipo punta 1000 (?) io faccio call. Il river è un K . Il tipo pensa, scrute, ride, mi osserva e butta 3500 su cui mi fiondo in call. Gira A J . Giro la mia scala (bastava la coppia di 7) e mi alzo sbraitando alla sala "sono inbluffabile....." scatenando la solita ilarità. Rubacchio un paio di piatti, perdo due puntate e mi attesto sui 15.000. Giochicchio, poi cambio tavolo: numero 8 posto 7. In big blind fronteggio un raise di 2600 (blind 400-800) dello small blind dopo un fold generale. Spillo J 8 con cui faccio call avendo valutato l'avversario come propenso all'arte ladresca. Flop: A-8-9. Lo small blind punta dopo un centesimo di millisecondo (battendo i record di reazione ad uno stimolo) ma subiesce il mio call con la mia coppia di 8. Il turn è un 3 di fiori che mette anche un flush draw per me. L'avversario fa check (saggio) e io spingo un all-in su cui egli si ripete nei tempi da record di fold immediato. Insomma: solo con i bluff altrui costruisco lo stack e ciò mi conforta. Del resto è con le mani buone di partenza che si esce dal torneo. Appunto. E allora, implacabile, ecco una delle mani con cui mi trovo a super agio (scherzo): A-K. Ad AK ho dedicato 320 pagine delle 400 del mio libro ma ancora non avevo studiato e letto a sufficienza. In early position faccio un raise di 2500 (blind 400-800) e ottengo il call del solo big blind. Il flop è K-8-4 rainbow. Il big blind (il bravo Marco Navigli) fa check e io fingo debolezza puntando 3000 (in ogni caso faccio una value bet). Marco, copiando e masterizzando i tempi di reazione del mio vicino di small blind va all-in (ha 35.000 circa) mettendomi nel dilemma di fare call o fold. Ho già spiegato dettagliatamente in un altro forum le ragioni per cui fare call era più da scemi che da intelligenti e, ironia delle ironie, l'unico commento positivo alla mia giocata (ho fatto call) è provenuto da Dario Alioto, professionista dotato di grandi capacità d'analisi. Comunque riassumo perché quell 'all-in significava forza pura: 1- Proveniva da un giocatore tight 2- L'avversario sapeva che ero un giocatore difficle da bluffare 3- In caso di perdita l'avversario aveva comunque gettoni ma diminuiva di molto il suo peso nel torneo (io avevo 17.000 e lui sarebbe rimasto con 14.000 circa) 4- La mia azione significava "ho pescato un King al flop" e in ogni caso la presenza del King sul board non mi infastidiva 5- Appariva tranquillo 6- Cosa potevo battere se non KQ o inferiori o un bluff? 7- Stanchezza: avevo dormito 4 ore in 3 giorni e andare a letto (o raddoppiare lo stack) mi parevano due opzioni da valutare seriamente. Ragioni per il call: 1- Un avversario in gamba pensa sempre ad una continuation bet dopo che un giocatore ha fatto raise preflop e tale puntata non significa necessariamente forza. Quindi poteva farmi debole e farmi foldare con una mano debole o con un bluff. 2- Se un giocatore ha una mano buona come un set su un flop senza progetti di scala o colore e senza due o più carte della playing zone (vedi il mio libro) che ragioni ha per farmi fuggire dal piatto? (senza il King o A-A o superiori nessuno farebbe call su quel all-in). 3- avevo ancora uno stack decente per lottare sperando anche in carte buone che la sorte fino quel momento mi aveva negato. 4- Vincendo o arrivando al tavolo finale avrei venduto più libri...ahahha scherzo!!! ![]() Conclusioni: Sapeva anche mia nonna che Marco Navigli poteva avere solo 3 mani con cui fare quella giocata: 1- 8-8 2- 4-4 3- K-8 (o un meno probabile A-A giocato slowplay preflop sapendo di rimanere heads-up nella mano) Delle 3 opzioni le prime due erano terribili e, naturalmente, precisa come una tassa non pagata del 1978, facevo call e mi capitava l'opzione numero 1. Insomma l'avversario aveva un set di 8. Il turn (non mi aspettavo nulla, si sa) è un Jack (drawing dead) e il 9 come river mi spedisce a casa. Nella rabbia della decisione maldestra presa dopo 2 minuti (accelerata anche dal dealer cretino che continuava a dirmi "time" dopo che un altro giocatore precedentemente era rimasto a meditare sul da farsi per 10 minuti....) me ne vado sbattendo la sedia per terra, sedia che naturalmente atterrava in parte sul mio piede sinistro procurandomi trauma contusivo e incazzatura da "set" guaribile in 3 giorni (salvo complicazioni). Infatti oggi torno a giocare in quel di nova Gorica dove, si sa, le sorprese son osempre i nagguato. Come dappertutto. W il poker. Ciaoo Marco Trevix (autore di Kill LucK e "Kill players who hit sets") |
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