![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
||
|
|
#1 (permalink) |
|
Ace High
Data di registrazione: Apr 2008
Messaggi: 14
|
Strozzini (prima parte)
Questa volta la dritta era buona, mi ci era voluto un po’ a convincere il commissario, ma anche lui non ne poteva più delle pressioni dei giornalisti e, soprattutto, dei superiori; alla fine aveva ceduto.
Che l’assassino circolasse nel torbido mondo del gioco d’azzardo non c’ era voluto molto a intuirlo. Il primo cadavere, Giovanni Gianfigliazzi, era stato trovato nel suo appartamento con il cranio fracassato, probabilmente da una mazza da baseball; non aveva figli, non aveva mogli, non aveva genitori, ma aveva una folta schiera di debitori. Avevamo trovato l’agendina con tutti i nomi e i conti dei suoi debitori in bella vista, di fianco al suo cadavere, intrisa col suo sangue e con pezzi di cervello. Ovviamente i primi indiziati furono i debitori trovati all’interno dell’agendina, ma i risultati furono scadenti, perlopiù era gente che, pur con qualche sacrificio, pagava gli interessi senza comunque patire la fame. C’erano tre soggetti che si differenziavano, tre disperati prossimi al suicidio che la cura Gianfigliazzi non stava certo aiutando; questi erano assidui frequentatori dell’ippodromo di San Siro. Mentre gli altri debitori erano onesti lavoratori, alcuni anche professionisti di livello (uno di questi era il suo avvocato), questi tre erano patiti di scommesse equestri e lo strozzinaggio era la naturale conseguenza della loro passione/ossessione. Ovviamente vennero interrogati, pedinati, intercettati, ma con i dati raccolti non avevamo niente per un accusa di omicidio. Dopo due mesi ci arriva un’altra denuncia di strani odori provenienti da un appartamento, ci muoviamo dalla centrale, troviamo la porta chiusa, ma l’odore di putrescina e cadaverina lasciava pochi dubbi su quello che avremmo trovato dentro. Anche il signor Pietro Obriachi non era uno che spendeva molto in regali di natale, se si esclude un fratello residente in Germania che non vedeva da una ventina d’anni non aveva altri parenti; amici e fidanzate non emersero dalle indagini. La procedura era stata la stessa, testa fracassata, agendina aperta con i nomi dei debitori vicino al cadavere. Anche il funerale dell’Obriachi era stato piuttosto particolare, come per il Gianfigliazzi, i sorrisi erano decisamente più numerosi delle lacrime, a un’attenta analisi si poteva comunque intuire come anche le lacrime erano perlopiù espressioni di gioia sfrenata. E’ facile capire come si possa sentire un indebitato che risolve i suoi problemi finanziari in questo modo, non si poteva certo biasimare; se le banche che ci erogano i mutui tutto d’un tratto fallissero, dubito che si verserebbero lacrime o parole di solidarietà per i poveri banchieri! In ogni caso gli interrogatori per entrambi i casi erano stati quanto mai paradossali. Nessuno si sforzava di fingere la benché minima compassione per il defunto, si ammetteva serenamente di avere un movente e di avere anche spesso pensato alla possibilità di uccidere, ma altrettanto serenamente si diceva che o per paura della vendetta o per paura di non riuscire nell’impresa o per paura della galera non si era fatto ucciso mai nessuno. Anche nella lista dell’Obriachi, c’erano una mezza dozzina di personaggi legati al mondo del gioco d’azzardo, in particolare bische clandestine. Il putiferio mediatico però scoppiò al terzo delitto, la stampa venne a conoscenza dei dettagli dell’indagine e del legame con gli altri due strozzini uccisi, i giornali fecero a gara per trovare gli appellativi più appropriati per l’assassino degli strozzini: “Robin Hood”, “il Giustiziere della notte”, “L’ammazza strozzini” e via dicendo, sul giudizio etico-morale l’opinione pubblica si divise, i giustizialisti rievocavano la pena di morte per crimini efferati come quelli, altri sostenevano che nessuno sentiva la mancanza degli strozzini e che tutto sommato aveva ridato la gioia di vivere a centinaia di famiglie. Ma da dove la si voglia guardare, se in città c’è un serial killer, state sicuri che giornalisti e politici non si tirano mai indietro dall’attaccare gli infingardi magistrati (attacchi da destra) e le indolenti forze dell’ordine (attacchi da sinistra). Anche il terzo delitto aveva le medesime caratteristiche dei primi due, anche per Giorgio Trono le lacrime furono molto poche e anche lui aveva “clientela” nel mondo del gioco d’azzardo. Mi ero convinto che l’omicida non fosse una vittima dello strozzinaggio, ma semplicemente uno che per qualche motivo legato alla sua vita privata, aveva deciso di far fuori più strozzini possibile; molti strozzini, noti alla polizia, vennero a chiedere informazioni e a cercare protezione da noi, ovviamente non potevano venire e dire “guardate faccio lo strozzino proteggetemi”, ma trovavano giri di parole del tipo “una volta ho prestato dei soldi a un conoscente, che pensi non mi ha mai restituito, allora si è sparsa la voce, insomma ho qualche credito in giro…”, inutile dire che la comprensione per questi individui è prossima allo zero per tutti e quindi anche per noi poliziotti. Però se volevo trovare il colpevole dovevo entrare in quel mondo, secondo la ricostruzione dei fatti l’assassino conosceva le vittime, si presentava a casa loro probabilmente con la scusa di chiedere un prestito, e, una volta entrato gli spappolava il cervello. Dovevo individuare una persona che frequentava il mondo del gioco d’azzardo e che indebitandosi contattava gli strozzini. I professionisti dell’usura, appartenenti a quel giro, e conosciuti dalla polizia erano tre, li facemmo, a loro insaputa, mettere sotto sorveglianza, ma dovevamo intervenire prima che si compisse un’altra tragedia. Secondo i miei informatori la nuova frontiera dello strozzinaggio era il poker texas hold’em, ovviamente conoscevo bene questo poker, lo giocavo sia con gli amici che con i colleghi, la mia idea era quindi quella di infiltrarmi nei tavoli più “pesanti” ed ero convinto che lì avrei trovato piste molto interessanti per arrivare all’assassino. Non mi sarei mai seduto ad un tavolo no limit con bui 100-200 e ante 20 con i miei risparmi di ispettore di polizia, convinsi quindi il commissario a stanziare 15 mila euro per permettermi di sedere a quei tavoli e raccogliere indizi. Andai nell’ufficio del commissario a ritirare i contanti, me li diede mal volentieri “Vedi di non perderli tutti e ricorda che sono soldi dei contribuenti!”, intuii che non ce ne sarebbero stati altri per questo filone di indagine. Mi feci indicare dagli informatori il tavolo in città che più rispondeva alle mie esigenze: uno strozzino giocatore, giocatori incalliti e qualcuno fuori dal giro. Me lo trovarono, ero seduto al tavolo con i miei 15 mila euro tramutati in chip. ...... Mysterion |
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
Poker
Data di registrazione: Jul 2006
Messaggi: 1,279
|
veramente bello anche se il tema è un po' delicato ;-) , pero' chi non vorrebbe 15.000 euro dei contribuenti per giocare a poker
![]()
__________________
Chi semina raccoglie... Chi raccoglie si china... e a quel punto è un attimo ! |
|
|
|
|
|
#3 (permalink) | |
|
Doppia Coppia
Data di registrazione: Apr 2008
Messaggi: 194
|
Quote:
...cmqMA LA SECONDA PARTE ?'?....
__________________
|
|
|
|
|