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Vecchio 12-04-2007, 02:27 AM   #1 (permalink)
tris
 
Data di registrazione: Jul 2006
Messaggi: 375
LAS VEGAS, i miei appunti

Eccomi appena tornato dal mio ennesimo viaggio nella patria del gioco.
Moltissimi spunti da riportare che faranno parte di un articolo nel prossimo numero di PokerSportivo.
Arrivato alle 23.30 ora locale (ma 8.30 del mattino ora del Trevix…) con il volo Delta Venezia-Atlanta-Las Vegas e alloggiato per 2 giorni allo Stratosphere non potevo, nonostante la stanchezza non dare un’occhiata alla poker room della torre più alta di Las Vegas: con mia delusione solo due tavoli aperti, uno per un torneo di poker e uno per il $1-$2 no limit. Meglio andare a dormire…
Un fastidiosissimo rumore proveniente dalle macchine dell’aria condizionata sottostanti (un must per il clima di vegas) e l’euforia di essere nella homeland del gioco non mi hanno consentito di dormire per più di 2 ore anche se il giorno dopo, sara’ per l’ossigeno pompato nei casinos e l’aria da “gambling” che si respira dappertutto, io e mia molgie Rita abbiamo girato la città del peccato per vedere i cambiamenti dal nostro ultimo viaggio (luglio 2006, per le WSOP).
Incredibile! In soli 8 mesi Lss Vegas ha cambiato ancora faccia: sparito lo Stardust (visibili ancora le macerie), erti altri luxury condominiunms (fra cui l’erigendo immenso complesso adiacente il Bellagio), costruito per più della metà il “Palazzo” (un building allucinante adiacente il bellissimo casinò Venetian), cambiato il nome al mitico Barbary Coast (ora Bill’s Gambling Hall), in fermente costruzione un building adiacente al fantastico Wynn chiamato Encore.
A Las Vegas si lavora notte e giorno, altro che diritti dei lavoratori: time is money….
Il giorno dopo sono andato al Binions (ex Binion’s Horseshoe, terreno di partenza di tutto il poker torneistico mondiale, presente e futuro) e la sera mi sono avvicinato alla poker room dello Stratosphere (dove appunto alloggiavo per 2 notti) giocando in un tavolo di $1-$2 no limit (l’unico presente a parte un $4-$8 limit che non mi attraeva). Pollastrelli e giovinastri mega aggressivi misti a vecchiardi che la sanno lunga che però invariabilmente cadevano sotto i colpi dei giocatori più esplosivi.
Un piatto vinto con A-Q e flop di 10-K-J mi spedivano a casa con un $200 dollari di attivo (l’avversario aveva set di 10).
Il giorno dopo partenza per Salt Lake City (Utah) dove mia moglie (ricercatrice in psicologia ambientale) doveva tenere una “conference” su una sua recente ricerca.
Sullo Utah niente e molto da dire: nel senso che è paesaggisticamente fantastico ma desolatamente privo di poker rooms e gambling in genere. I mormoni che lo abitano respingono con decisione ogni tipo di gioco (ma le ragazze sfoggiano look di “underwearing” invidiabili….nonostante i 2 gradi centigradi presenti).
Rientrato a Las Vegas dopo 3 giorni (e dopo aver visitato parte dello stupendo Wyoming e Idaho) la febbre per il gioco inserita cromosomicamente nel mio corredo genetico (nulla si puo’ fare per chi ha questo problema-delizia) mi fa fatto rapidamente iscrivere per un torneo del Binions chiamato “Grand Prix”. Si trattava di un no limit hold’em con un buy-in di $550 in cui veniva propagandato un montepremi di $1.000.000 e notorietà sugellata dagli onori della TV. Purtroppo gli organizzatori si devono essere ammalati di ottimismo e delle 4 giornate di warm-up previste per la preparazione delle finali (con 600 partecipanti per ogni giornata) si sono presentati pochissimi giocatori e così dopo aver pagato il buy-in in anticipo (e fattomi restituire) ho rinunciato anche perché avrei dovuto cambiare hotel, passando dal lussuoso Wynn al meno paludato New York New York, comunque valido.
Ho detto Wynn e ho detto il massimo per un hotel di LV. Ero stato, fra gli altri, al Venetian, al Caesar Palace, al Bellagio e al Mandalay Bay (i migliori) ma questo è insuperabile.
Aldilà che non è così frequentato come il Bellagio, per es., ovunque si gusta un clima di serenità e lusso che supera perfino gli hotels di Montecarlo.
La camera ha le famose finestre “ceiling to floor” (a tutt’altezza) con una vista superba sul campo di golf annesso all’hotel. Viene riassettata due volte al giorno e c’è perfino la TV in bagno. Non parliamo poi della piscina, l’unica fra l’altro che offre la possibilità di giocare a Black Jack e WPT poker (un gioco effettuato contro il banco con le stesse regole del texas hold’em) e l’unica che consente di prendere il sole in topless (lo chiamano “european style”).
La poker room del Wynn è fra le più tranquille che ci siano a LV e vige una rigorosa “policy”: chi urla o sbraita viene immediatamente allontanato dalla sala (ho un episodio interessantissimo da citare su PS in una mano che ho vinto contro un urlante asiatico..)
I pokeristi del Wynn (come dappertutto) sono molto eterogenei variando da terribili a “world class”.
Il Rio (che ospita le WSOP), al di fuori dei campionati del mondo è sul desolante. Stesso spettacolo (gratuito) in onda da molti anni, stesse ragazzine dai looks arditi che aspirano a toccare uno dei “Chippendales” (gli energumeni che si esibiscono a petto nudo in uno show regolare del Rio), stessa incredibile coda per accedere al famoso “Seafood Buffet”, definito, con forse troppa presunzione, il migliore di LV.
A proposito di buffets, vale la pena dare un’occhiata anche ai buffets minori (con prezzo inferiore ai $15) che offrono quantità industriale di buon cibo e minor ressa (consiglio caldamente i buffets del South Point (a sud del LV boulevard) e del Main Street Station, a downtown.
Del Rio mi piace citare il ristorante “Buzio’s” che consente di assaggiare l’aragosta del Maine (in realtà è l’astice) a prezzi abbordabilissimi e il negozio delle WSOP, comunque ottimo per l’abbigliamento di un pokerista.
La più bella poker room di tutte resta quella del Venetian, dove fra un tavolo e l’altro c’è il maggior spazio di tutte le poker rooms che ho mai visto.
Notevole anche quella del Caesar Palace anche se offre toni cromatici un po’ lugubri.
E le patrie del poker? Ottime ma da evitare assolutamente durante i weekends (cioè i venerdì e i sabato sera).
Infatti il Bellagio e il Mirage in questi giorni della settimana sono improponibili e a parte David Pham al Bellagio non sono riuscito a riconoscere altre personalità di spicco. Il “Big Game” cioè il famoso $4000-8000 mix game non c’era e il tavolo più alto era un $1000-$2000 limit hold’em (è poco?…). Probabilmente gran parte dell’elite pokeristica era tutta a Montecarlo per la finale dell’EPT.
Personaggi ultra noti assenti non significa, ovvissimamente, che i tavoli non erano composti da professionisti di calibro.
Ho avuto la fortuna di assistere a giocate incredibili ed è opinione ultra diffusa che chi fa del poker un lavoro si approccia quasi eslcusivamente ai limit games, attendendo gli speranzosi turisti.
Per quanto mi riguarda ho giocato allo (sconosciutissimo in Europa) “mix game” $20-$40 del Wynn, $40-$80 e il $75-$150 del Bellagio. Il mix game limit a questi livelli è composto da 4 giochi e cioè il regular seven stud hi/lo (no qualifier), l’Omaha hi/lo, il Deuce to Seven triple draw e il Badugi (pronuncia “bedughi”).
I tavoli no limit cui ho partecipato sono stati il $1-$3, il $5-$10 e un $10-$20 del Wynn; in quest’ultimo mi pareva di esser la vittima sacrificale e dopo aver vinto un piatto con un improbabile flush al river me ne sono andato.
Chiedendo da dove venissero i giocatori dei tavoli a limiti più alti la “sopresa” è stata che moltissimi vivono a Las vegas e questo fa sempre pensare…
Nessuno, a domanda dopo colloquio informale, ha ammesso di essere un professionista, ma la cosa assume contorni ultra sospettosi.
Un consiglio che posso dare se si gioca ai mix games a livelli medi (20-40, 40-80 e 75-150) è di giocare da “idiota” nelle prime mani in modo da cercare di far fare slowplay (e agire di conseguenza) agli avversari nei rari casi in cui entrano in gioco oppure, meglio, di pensare a lungo di puntare con mani ultra forti (sembra una cavolata ma funziona) inducendo gli avversari a fare call con mani inferiori (inducendo gli avversari a pensare di aver letto male la mano).
Aiuta moltissimo far vedere di venire dall’Italia (eccetto uno o due casi abbiamo considerazione zero) e ordinare molte bibite alcooliche (che però non devono inficiare la qualità del nostro gioco). L’ultimo aspetto mi risulta molto naturale…eccetto l’ultima frase, a volte….
Incredibile a dirsi, ma sono riuscito a difendermi in questi tavoli “mix games” portando a casa un piccolo utile. (Ho utilizzato la parola incredibile perché, oltre agli ovvi motivi, in una seduta ho giocato per più di 19 ore di continuo in cui il vantaggio degli esperti avrebbe dovuto ultra manifestarsi, in particolare a 2-7 triple draw e badugi, giochi in cui non ho mai giocato).
Nei no limit games la parola che funziona di più indovinate un po’ qual’è: esatto!!! ALL-IN !!! Pochi fanno call sul flop o sul turn con mani lontanamente distanti dai nuts e il board con 3 colori scoraggia anche i più arditi (ma non gli imbecilli o i world class players che se sono fortunati o ci leggono bene ci impiombano).

L’unico torneo cui ho partecipato faceva parte dello “schedule” del 5 Star Poker Classic del Bellagio con buy-in di $1590 e accesso per il vincitore al $25.000 buy-in delle finali del WPT.
Nonostante (o purtroppo) il field modesto del mio tavolo sono uscito molto presto a casua di 10-10 su un board di undercards, una scala al river scontratasi con un full e un all-in pre-flop finale con A-Qsuited su un board di Q-3-7-9-9 e tre fiori (9 di fiori finale, ovvio).
Dettagli di alcune mani (alcune veramente incredibili) e descrizione delle poker rooms visitate (moltissime) compariranno nel prossimo numero di PS.

Ciaoooo e grazie per chi mi ha letto

Trevix













trevix non è in linea   Rispondi citando
Vecchio 12-04-2007, 10:24 AM   #2 (permalink)
Coppia
 
Data di registrazione: May 2006
Messaggi: 58
Re: LAS VEGAS, i miei appunti

Grazie Trevix e grazie IPC. Vi seguo con passione e attenzione e siete per me un punto di riferimento.

Arriverà il giorno che anch'io mi siedero' a un tavolo cash di las Vegas
archymed non è in linea   Rispondi citando
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