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Vecchio 13-03-2008, 12:54 AM   #28 (permalink)
trevix
tris
 
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Ho appreso con dispiacere la notizia del sequestro del locale e sono rimasto perplesso quando si cataloga un circolo amatoriale di poker come "bisca clandestina".
Ho un'idea diversa di bisca clandestina e credo la abbiate anche voi.

Esprimo la piena solidarietà a Giampiero e cacino per quanto successo.

Ciò premesso, devo dire che oramai in Italia c'è un filo conduttore comune mirante a penalizzare il fenomeno "texas hold'em".
Che sia giusto o sbagliato non sta a noi dirlo perché è ovvio che nella moltitudine di eventi connessi con il texas hold'em si sia creata una grande confusione in cui alla sana passione ludica della stragrande maggioranza dei giocatori si sono mischiati interessi di varia natura, particolarmente da parte di gente a cui del poker non gliene frega una cippa. E nella mischia molti circoli agiscono, a mio avviso, in maniera corretta.

Sono da anni nel "giro" del texas e del poker americano in genere e so che questa esplosione del fenomeno è mal tollerata da moltissimi paesi, Italia compresa.

I giornali parlano del texas hold'em in toni negativi, sminuendo o addirittura infangando tutto quello che gravita attorno al poker.

Inutile che ci raccontiamo balle, il poker è odiato un pò dappertutto e l'Italia non fa eccezione.

Finché non riusciremo a far capire che il poker è un gioco d'abilità (mischiata a fortuna nel breve-medio periodo) non andremo da nessuna parte.

Ho letto qualche anno fa un articolo di un notissimo quotidiano che commentava le WSOP. Il vincitore del main Event è stato etichettato come un ammalato afflitto da problemi psichici e che presto condurrà alla rovina moltissime altre persone....
Insomma, si negava al poker ogni aspetto meritocratico e legato all'abilità, fondando il tutto sulla fortuna accalappiata da una masnada di debosciati che relegano i loro destini sul giro di una carta....

Ecco, finché neghiamo al poker l'aspetto meritocratico non c'è nulla da fare...
E l'Italia, come ben sappiamo, è il paese perfetto per negare ogni forma di meritocrazia, fondandosi spesso (non sempre, per fortuna) sul raccomandatismo, sul clientelismo e su tutte queste amenità.

Laddove c'è un'attività che possa esaltare lo studio, le capacità d'analisi, il talento, ecco che il sistema, paludandosi di falsi moralismi, attiva le sue armi.

Il povero poker è l'ultimo dei campi dove questa attività si esplica, basta pensare alla medicina (e io ne so qualcosa), all'università o ai concorsi pubblici.

Sono i politici (che nella stragrande maggioranza dei casi sono al governo da miliardi di anni e che non possono essere aggiornati sulle novità o se lo sono le filtrano sotto la loro lente obsoleta) che devono dare una svolta, non solo nel poker.

E allora riusciremo ad avere una sana regolamentazione in cui ovviamente anche lo Stato abbia il suo legittimo rendiconto?

Speriamo, ma non mi sento così fiducioso, proprio quando mi gioco un all-in con un coin flip.

Ciaoo

Trevix
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