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tris
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Abilità-fortuna? Rapporto sempre piu' piccolo
Winter Fun di Nova Gorica (ieri e oggi).
Altra tornata di competizioni in cui il margine abilità-fortuna si assottiglia sempre di più. Premetto che non parlo per me, sono uscito in entrambi i tornei senza bad beats (in un paio di casi ho come al solito effettuato due giocate discutibili), ma vesto i panni dell’ “avvocato” dei vari giocatori esperti che non riescono a superare l’impatto delle giocate “fortunate” degli avversari meno titolati (spesso principianti, alcuni al primo torneo).
Che fare se dopo 2 all-in trovi AA nel blind? Direi che fare call (o raise all-in se deep stacked) risulta abbastanza ragionevole. KQ e coppia media gli altri holdings.
Flop? 9-10-J e ciao.
Le giocate “strane” in cui lo spirito strategico latitava a livelli inconcepibili (o risultate incredibilmente fantasiose e redditizie----il limite fra genialità e pazzia è molto sottile) si sono affastellate numerosissime.
Alcuni esempi:
Torneo negli stages medi, nessuna disperazione per i blinds molto ragionevoli. Giocatore solido e capace dal bottone opta per un raise di 400 (blinds 80-160) con K-J, ottiene un mini-raise fino a 800 da uno dei blinds. Il solido fa call.
Flop: J-10-3 offsuit.
Il blind che ha fatto raise spara un all-in di 3000 circa, il gioc. solido che ha circa 4500 valuta un po’ e decide di avere la best hand e fa call.
Il blind gira 9-9 (!) e ovviamente il turn è un 9. River nullo. Ovviamente al momento del mio ritorno a casa questo giocatore era chip leader. (il torneo deve ancora concludersi e Max Rosa, il vincitore di Venezia era ancora in gioco).
Altra giocata “strana” da riportare, stavolta al mio tavolo:
Il giocatore in UTG fa call di 160 (blinds 80-160) ottiene 2 calls, io, shortstacked e stanco, senza vedere le carte dichiaro che dovrei andare all-in citando le strategie di alcuni libri. Spillo J-6 che butto nel muck.
Piatto 4 handed.
Flop: 9-10-J con due quadri. Il limper UTG esce di 420, solo un giocatore con posizione fa call.
Il turn è un King di quadri. Check, check.
Il river è un 6 di cuori. L’UTG raiser va all-in (ha circa 3500 punti).
L’avversario folda. L’UTG decide di farci vedere la mano. E che ti gira?
Quiz. Se indovinate vi pago un whisketto a Montecarlo. Promesso.
PS: Da notare, ed è un aiuto, che avrei vinto con il mio J-6 offsuit!!!
Altro esempio. Giocata “credo di avere la best hand”.
Blinds 20-40, stack di 3000 circa iniziali, un giocatore fa reraise all-in dal big blind dopo che un limper in late position aveva fatto un raise modesto.
Pensata molto lunga del limper che ha A-5 e opta per il call.
L’avversario che ha fatto all-in ha A-Q.
Risultato? Piatto splitted (lo so faceva piu’ effetto un 5 vincente sul board). Ora chi aveva A-5 è fra i chip leaders del torneo.
Pensiamo che ALLA LUNGA giocate cosi’ ci avvantaggino? Sbagliato. I perlomeno sembra che i risultati di questi tornei lo sconfessino.
Da quando il Texas Hold’em è esploso in Italia i circuiti torneistici italiani (e sloveni) sono invasi da appassionati, peraltro simpatici e corretti, ma incredibilmente propensi al rischio (leggi poche nozioni teoriche anche se gran spirito di gambling). (Nota: Dario Minieri è superaggressivo e loose ma è di classe sopraffina e infatti in questi tornei a basso buy-in sembra soccombere).
Voi direte che è un bene avere un field cosi’.
Io dico di no. Nel senso che l’aspettativa dei più esperti diminuisce. E non di poco. E molti altri oramai si stanno allineando sul fatto che i tornei texas NL, soprattutto quelli a buy-in basso e medio (fino a 300 euro), siano vere e proprie lotterie.
Attenzione, qui non si parla della pescata altrui da 4 a 1 sfavoriti (coppia contro coppia superiore) o di AK che perde contro AQ.
Si parla che leggere questi avversari ,soprattutto preflop, è molto difficile. E anche se la lettura è efficace basta una mano sfortunata (e ne abbiamo viste moltissime) per dire addio alla speranza di andare in the money.
Ora, oltre alle carte, devi sperare in altri fattori favorevoli che diminuiscono di valore se il field ha molti giocatori di questo tipo.
Altro problema. In tornei di questo tipo il 10% dei partecipanti appartiene alla categoria Top o giocatori semi-pro. Un 50-60% si attesta su un livello di gioco medio e un 30-40% (in aumentare…) appartiene a questi giocatori, molto difficili da battere se la carta e le altre condizioni non si soddisfano.
Un raise da UTG di Roberto Binelli significa ai più un qualcosa di solido. Un raise da UTG di uno di questi neofiti può significare K-10, 4-4, A-3s o anche un bluff totale (involontariamente reso potente agli occhi dei più esperti e letto come mano solida).
Confusione, insomma. Arma potente per un poker vincente. Quindi, teoricamente e anche praticamente hanno ragione loro.
E allora dove rimane il fattore abilità dei più esperti?
Per fortuna il gioco sul flop e sul board è molto difficile da masterizzare e i veterani sguazzano alla grande una volta raggiunto il flop.
Oppure l’arte di rubare i blinds è prerogativa peculiare dei migliori.
Ma bastano i piccoli piatti a controllare lo stack in tornei come questi?
Non sembra.
I 2-3 piattoni, quelli che cambiano le sorti del torneo e indirizzano verso il tavolo finale sono difficili da vincere se non sei fortunato e, soprattutto, se non si avverano alcune condizioni necessarie e sufficienti.
Fortuna?
Non è fortuna nel senso classico del termine. Lo chiamerei “caso” anzi ritmi della fatalità periodica.
Fortuna è concetto ampio comunque assimilabile a caso favorevole, i ritmi della fatalita’ periodica si intrecciano numerosi e imponderabili lungo il percorso del torneo (a cash game il discorso, come sappiamo, è mooooolto diverso).
Esempio:
Fasi iniziali del torneo, stacks molto ricchi: abbiamo QQ e rilanciamo 4 volte il blind, un giocatore solido e molto esperto ha J-J e fa reraise di 12 volte il blind. Il neofita dal Big Blind vede A-9 suited e va all-in.
Noi foldiamo e l’esperto legge bene la mano avversaria (del resto è esperto…) e fa call. Il board mostra 10-3-3-2-7.
Avremmo vinto un bel piatto se in heads-up col solido ma l’all-in dell’inesperto ci ha spinto al fold (corretto, vista l’azione soprattutto del solido reraiser).
Caso sfavorevole e la fortuna, strictu sensu, non centra. Avevamo avuto la fortunaccia di avere la best hand preflop, post flop e sul board finale. Se il neofita non avesse fatto l’all-in avremmo giocato (e vinto) il piatto in maniera più ponderata con l’altro esperto.
Non basta vedere le carte, bisogna avere le carte e avere le condizioni favorevoli.
Altro esempio su quest’ultimo punto.
Peschiamo 10-10 in posizione early e facciamo un raise di 4 volte il BB.
Due situazioni.
Situazione A: Siamo al tavolo con, fra gli altri, Binelli, Ascari, Max Rosa, Compagnoni e Isaia (caz che tavolaccio!!). Abbiamo un’immagine solida.
Binelli ha A-10 e folda, Max Rosa ha K-J e folda.
Raccogliamo i gettoni dei blinds.
Situazione B: Siamo al tavolo con 5 neofiti piuttosto loose.
Stesso raise, stessa posizione, ma un giocatore neofita fa call con A-10 e un altro fa call con K-J.
Ora dobbiamo fronteggiare una situazione in cui abbiamo il 35% di probabilità di vittoria finale (EV lievemente positiva ma in torneo è troppo poco) ma in cui KQ ci supera con un 36% (A-10 ha il 29%). Ovviamente sul flop un Asso, King, Queen (anche se non detenuta da nessuno) o un Jack (probabilita’ di caduta altissima) sono un disastro per noi e l’unica possibilità di poter vincere è quella di floppare un miracolistico 10 o qualcosa che assomiglia ad una scala 10 high. I loro mancati fold ci costeranno parecchio in termini di aumento di stack e probabilita’ di vittoria finale.
Scenari perfettamente identici per distribuzione delle carte ma incredibilmente diversi per i ritmi di cui sono intessuti.
Naturalmente e per fortuna chi si approccia a giocare il No Limit cash con tale filosofia rende felicissimi i portafogli dei giocatori esperti che, con malcelato rammarico, sostano vicino al tavolo finale ricco di iniziati.
Complimentoni sinceri, comunque, a chi ha vinto e a chi vincera’ questi tornei, expertise a prescindere.
Chi vince ha sempre ragione.
A presto,
Marco Trevix
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