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Vecchio 21-12-2006, 01:26 AM   #5 (permalink)
trevix
tris
 
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Re: QUIZ: SIAMO AL TAVOLO FINALE DI UN WPT

Belle analisi, continuando cosi’ si profilano orizzonti rosei per molti utenti.
Piu’ che un quiz il post era indirizzato ad alimentare dei ragionamenti che alla lunga dovrebbero darci un vantaggio.

Allora prima di giocare questo favoloso final table del WPT (purtroppo non c’e’ Shana Hiatt….) cosa possiamo analizzare?
1- Il seating e gli stacks
2- Gli avversari
3- L’immagine che abbiamo dato fino a quel momento
4- Il nostro piano strategico in base alle considerazioni sopra fatte

Partiamo dall’immagine che proiettiamo. Aldila’ delle giocate effettuate in precedenza (pure importanti) l’idea che diamo è che siamo giocatori sconosciuti, italiani (e quindi percepiti deboli, purtroppo) e il nostro stack di vice chipleader depone per giocate aggressive o perlomeno molto fortunate. Insomma, sara’ facile che gli avversari, tutti giocatori ultra Top eccetto lo svedesino, tenteranno di manovrarci soprattutto dopo il flop. Vi sono altre infinite sfumature ma questo dovrebbe essere sufficiente.
In sintesi, i 4 avversari penseranno: “Sara’ anche bravino ma ha avuto molto culo, non dovrebbe costituire pericolo, stack a parte”.

Sugli avversari avete detto benissimo voi. Gus Hansen si commenta da solo. Ogni flop puo’ averlo aiutato e in piu’ e’ chip leader. Un handiccaper lo darebbe favorito pagandolo al massimo 1,5-1,8 a 1 come vincitore finale.
Corkins, sebbene shortstacked è pericolosissimo soprattutto se deve costruire lo stack. Negreanu è un artista ma ha pochi gettoni. Harrington forse è l’avversario piu’ facile da controllare. Lo svedesino è una minaccia relativa poiché teme gli avversari come e piu’ di noi. Il suo gioco potrebbe esporlo a uscite premature.

Seating: Avere Hansen alla nostra sx secondo me (e secondo un autore che ha scritto un libro eccellente sul poker torneistico) è un vantaggio non un incubo. Gus puo’ fare raise preflop con 2 carte qualsiasi e noi non abbiamo molte mani con cui sfidarlo pesantemente in posizione. Non abbiamo posizione ma possiamo giocare in difesa aspettando le sue mosse. E’ bene avere un avversario aggressivo alla propria dx ma Hansen non è solo aggressivo, è un campione e una maniera per difendersi è indossare il mantello della timidezza fregandosene della posizione (è un Re del check-raise..non dimentichiamolo e il checkraise si fa, come sappiamo bene, fuori posizione). In pratica è meglio aspettarlo con una mano facendogli fare a lui le puntate. Lui sa che un nostro check-raise significherebbe forza dal momento che pochi osano sfidarlo da fuori posizione. E cio’ indica posssibilita’ di tentare qualche bluff (che potrebbe passare alla storia). Harrington a dx aiuta moltissimo, sapremo che quando fara’ raise su un nostro limp o reraise su un raise sara’ pieno nel 95% dei casi.
Purtroppo avere Hansen e Corkins sui blinds riduce le probabilita’ di stealing dal nostro bottone. E non è poco.
Corkins è micidiale ma dovra’ sbilanciarsi visto il suo stack e anche Negreanu, come detto, avra’ poco spazio per le sue manovre raffinate.
Lo svedesino ci fara’ maledire perché tentera’ di rubarci il big blind sapendo che Negreanu ha pochi gettoni e Harrington è una mummia.
Per contro sappiamo che se lo svedesino folda, le probabilita’ che ci venga rubato il big blind diminuisce per le stesse ragioni.
Lo small blind invece va considerato praticamente perso giacche’ in big Blind abbiamo Gus.

Per gli stacks avete detto bene voi, cerchiamo di confrontarci con quelli piccoli e cambiamo eventualmente tattica se arriviamo in 3 (ottimista!).
Insomma il piano potrebbe essere quello di rimanere molto tight e diventare improvvisamente “loose” e aggressivi sugli stacks piccoli.
Ovviamente il nostro piano verra’ afferrato al volo da Hansen e compari che ci massacreranno di raise e di bet durante la nostra tight zone.
Forse qualche rischio bisognerebbe correrlo facendo qualche reraise preflop sullo svedesino che, in ossequio alla mentalita’ scandinava, pensa ( a ragione) che belle carte appaiano di rado e che puntare sempre mette a dura prova l’avversario. )E’ il famosissimo “2 ways to win”: o l’avversario folda sulla mia puntata e anche se mi fa call ho sempre outs e anche se non ho outs punto lo stesso perché in 1/3 dei casi il flop non aiuta nessuno e anche se mi fara’ call andro’ all-in sul turn o sul river (4 ways to win). Insomma il loro pensiero è: “fammi call se hai coraggio!!”.
Risulta intuitivo che fare call su queste puntate (parliamo sul board non preflop) necessita o di gran lettura (e fegato) o di carte vicine ai nuts.
Chiusa parentesi, il torneo parte.
Le domande sono del tutto indirizzate a risposte personali che devono alimentare ragionamenti e discussioni volte a migliorare il nostro gioco; non ci sono risposte giuste o sbagliate.

Si va. (Toglieteci quel deficientissimo fascio luminoso discotecaro dagli occhi che ci fende come una sciabola……)

40 minuti senza sussulti.
Sembra che tutti stiano giocando alla Dan Harrington eccetto Gus che ha gia’ incamerato diversi blinds completi a spese di Corkins e dello svedesino.
Siamo under the gun e spilliamo sotto la telecamerina un A-J suited di cuori.
Cosa decidiamo?
A- Foldo
B- Faccio raise di 3 volte il big blind
C- Faccio solo call
D- Faccio raise di 5 volte il blind.

A- Foldo perché non rischio di giocare questa mano relativamente debole (anche se siamo solo in 6) perché gli avversari non hanno ancora parlato (l’essere fuori posizione sul flop e successivi abbiamo detto che è problema relativo se Hansen non folda).
B- Faccio raise perché anche i giocatori piu’ forti del mondo mi dovranno pur rispettare facendomi una mano decente, vista anche la mia immagine tight.
C- Il call depone per prudenza e potrebbe essere mossa efficace se Corkins o Negreanu, ancora piu’ shortstacked rispetto alla partenza, tenteranno di andare all-in con un A-10 o peggio o con una coppietta (nel qual caso faremmo sicuramente call in heads-up----perdendo sfoltireemo il nostro stack di 1/5 solamente ).
D- Faccio un raise pesante per scoraggiare ingressi che mi creerebbero problemi dopo il flop (che in 1/3 dei casi non mi aiutera’ e va a sapere se un A-10 unimproved o il nulla cosmico mi punterà contro)

Supponiamo che Gus Hansen faccia call e anche lo svedesino decida di giocare il nostro raise.
Il flop scende: 2-3-K con 2 cuori.
Che facciamo?

A- Check, se qualcuno ha un K-J o K-10 o un K qualsiasi non sono in buonissima posizione (in tutti i sensi, metaforico e pokeristico tecnico).
B- Punto 2/3 del piatto tentando di rappresentare AK (o AA).
C- Vado all-in perché sfido 1 big stack e 1 stack medio a giocarsi il torneo su questa mano. Dopotutto ho 9 outs per il nut flush e probabilmente anche i 3 Assi sono buoni. In piu’ questo flop non dovrebbe aver aiutato nessuno e, a parte il mio draw, non ci sono progetti evidenti con magari una coppia in mano (nel qual caso saremmo molto sfavoriti).
D- Punto il doppio del piatto poiché voglio far pensare, con questa mossa inusuale, di avere una mano super tipo KK per un set (che teme un flush draw) o AA. Ricordiamo che abbiamo un’immagine di giocatore relativamente debole (la verita’ in questo tavolo….).

Supponiamo di aver puntato 2/3 del piatto e Gus Hansen faccia call. Lo svedesino folda.
Il turn (preghiamo tutto l’empireo degli dei pokeristici per un cuori, magari che non accoppi il board, insomma non un King di cuori, il suicide king…) è……….
Un 6 nero.
Prima di decidere le vostre opzioni scrutate Gus in cerca di un indizio ma lui resta impassibile con la sua postura e atteggiamenti da tossico….(scherzo, pero’…)
Che cavolo facciamo?

A- Faccio check per prudenza e anche perché quel maledetto 6 nero potrebbe aver fatto chiudere a Hansen una scala. Dopotutto 4-5s o off è una mano classica di Hansen. Se fa check behind, ottimo! Se punta vedro’.
B- Punto l’ammontare del piatto perché per fare call o raise qui anche Hansen deve avere qualcosa in mano e anche in caso di call ho ancora outs. Riteniamo anche che un bluff di Gus qui sarebbe mossa piuttosto azzardata senza avere un bel punto.
C- Vado all-in perché solo con un set di 2, 3 o 6 o un improbabile set di Kings o ovviamente con la scala in mano Hansen fara’ call.

Sulla carta è molto facile discutere, dal vivo è tutto diverso.
E’ importante immedesimarsi nella parte e pensare veramente cosa si sarebbe fatto in questa situazione.
Sono curioso di sentire come avreste giocato voi, sfrondando la discussione con problematiche tecniche di carattere generale.

Alla prossima, la partita continua!!!!

Trevix







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